Visitando il museo, potrete fare un viaggio a ritroso nel tempo con curiosità e storie che renderanno più reali gli antichi mestieri, ancora vivi nei ricordi dei nostri nonni. Un’opportunità per conoscere un mondo ormai lontano da cui percepire come le semplici e ingegnose attività di contadini, pastori e maestri artigiani, davano un valore aggiunto alla vita.
Descrizione.
Il museo etnografico è stato allestito all’interno dell’antico mulino ad acqua del ‘700, costruito sulla sponda del Rio Mannu, le cui acque venivano utilizzare per azionare la macina idraulica. La struttura conserva le caratteristiche delle tipiche abitazioni con i grossi muri in “ladiri” (mattoni di fango e paglia) e il tetto con le canne.
Attualmente sono allestiti undici spazi espositivi comprendenti oltre al mulino e alla parte esterna, varie stanze che conservano oggetti legati alla pastorizia, agricoltura ed antichi mestieri come il fabbro, il ciabattino ecc, ma la parte più significativa è incentrata sulle varie fasi della produzione e lavorazione del grano.
Antichi mestieri: su prenotazione si potrà assistere alla realizzazione artigianale di oggetti come cestini (intrecciati con pertiche di olivastro, lentisco e canna) e antichi giochi di un tempo come fucili di canna, strumenti sonori, la trottola ecc
.
Ringraziamenti.
All’opera encomiabile del Signor Bruno Murtas che con amore e passione, con l’appoggio dell’amministrazione comunale, ha avuto l’intuizione di far ristrutturare il vecchio mulino, recuperare i vari oggetti, curare la loro esposizione, facendo nascere il museo etnografico.
Il museo dalla sua apertura nel 1998 ha incrementato notevolmente il numero degli oggetti esposti, grazie alla generosità dei fluminesi che hanno donato parte dei loro preziosi beni, strumenti ed attrezzi.
Poesia dedicata al mulino

"Il Profumo del passato"
Seduta in quest’angolo remoto di memorie perdute,
ascolto in silenzio i rumori di un paese tranquillo;
le foglie argentate dei pioppi intonano un canto
guidate dal loro maestro: il vento;
scivola l’acqua sul letto di ciottoli e ghiaia
a volte un po’ impetuosa, altre silenziosa.
Al di là del fiume, oltre il ponticello lento
è il cammino del vecchio mugnaio
ed eccolo entrare nella sua dimora un po’ incerto, un po’ malinconico.
Tutto è cambiato e gli è sconosciuto, solo allo stridere dei palmenti
i suoi occhi s’illuminano di luci ormai assopite,
e allora i suoi ricordi affiorano sereni.
Quasi fosse reale lo vedo vagare
ansioso di stanza in stanza
alla ricerca di qualcosa o qualcuno;
poi d’improvviso scompare ed io mi sento cosi triste
nel destarmi da questo soave miraggio.
O caro, dolce scrigno di saggezza ogni volta che oltrepasso le tue stanze, mi sembra di violare il tuo ricordo;
l’acre profumo ancestrale m’impregna i vestiti ed i capelli e solo la fierezza del poterti raccontare
mi fa dimenticare la tristezza.
Vecchio mulino non fermarti mai, continua a far girare i tuoi palmenti, segnando i lunghi anni già passati e quelli che ancora arriveranno.
La gente ti ha nel cuore
e nei tuoi piccoli spazi custodisci
le loro vite ormai passate; piccoli arnesi o grossi macchinari
nascondono la storia di qualcuno:
un padre, un bambino, una madre premurosa
hanno segnato la storia qui al Mulino.
Mandia